02 APRILE Accademia dei Concordi h.17.00INTERNATIONAL HARP CONTEST

CLAUDIA LUCIA LAMANNA, arpa
1° Premio al Concorso Internazionale d’Israele 2022

26 FEBBRAIO - Accademia dei Concordi h.17.00INTERNATIONAL HARP CONTEST

CLAUDIA LUCIA LAMANNA, arpa
1° Premio al Concorso Internazionale d’Israele 2022

PROGRAMMA

A. SCRIABIN (1872-1915) Prelude for the left hand, op. 9

J. S. BACH (1685-1750) Chaconne from Partita n. 2 in D minor, BWV 1004
(arr. D. Owens & C. Lamanna)

F. M. LÓPEZ (1742-1821) Variaciones del Fandango español (arr. C. Lamanna)

E. SATIE (1866-1925) Gnossienne n. 1

B. BRITTEN (1913-1976) Suite for Harp, op. 83

Overture, Toccata, Nocturne, Fugue, Hymn St. Denio

G. FAURÉ (1845-1924) Impromptu, op. 86

J. S. BACH (1685-1750)
Partita n. 3
in Mi maggiore BWV1006 Preludio – Loure – Gavotte en Rondeau – Menuet I – Menuet II – Bourrée – Gigue

E. YSAŸE (1858-1931)
Sonata n. 2 á Jacques Thibaud Ossessione – Preludio
Malinconia

Danse des Ombres

Sarabanda, – Le furie

L’arcana magia dell’arpa sta nelle sue corde libere di vibrare, senza manici e tasti a precisarne e umanizzarne il suono. E un suono libero non può che essere un suono trascendente, o, paradossalmente, pienamente immanente, come un fenomeno naturale. L’odierno recital per arpa sola non fa che evidenziare le molteplici anime di questo strumento, e lo fa grazie ad una giovane ma già autorevole interprete, Claudia Lucia Lamanna, che nel 2022, a coronamento di un percorso già ricco di oltre 30 vittorie, è stata la vincitrice del Primo Premio al prestigioso 21st International Harp Contest in Israel, uno dei più importanti concorsi per arpa a livello mondiale. Potremo così ascoltare l’arpa sognante ed eterea dell’Impromptu op. 86 (1904) di Gabriel Fauré, autore dal tratto intimistico e ascetico, che si dimostra pienamente a suo agio con uno strumento che gli è tanto affine. E poi c’è Scriabin, autore visionario e misterioso, perennemente in bilico fra decadentismo e modernità: è il pianoforte il destinatario del suo Preludio per la mano sinistra op. 9 (1894), scritto nel doloroso periodo in cui aveva reso la sua mano destra inservibile alla musica, avendola sottoposta a folli esercizi per acquistare una tecnica trascendente; eppure questo brano, affidato alle corde dell’arpa, acuisce il suo pathos sfuggente e oscuro. Da tutt’altra prospettiva c’è il Satie neoclassico della Gnossienne n. 1, che esalta un altro tratto distintivo dell’arpa, il suo arcaismo. Ma c’è anche la Ciaccona di Bach, originale per violino, ma in realtà banco di prova cruciale per ogni interprete a prescindere dallo strumento, nel nome dell’universalità della musica bachiana, capace più di ogni altra di trascendere le contingenze strumentali. E, di seguito, l’arpa si fa andalusa nel ricreare le fattezze dell’antico Fandango di Félix Máximo López, per approdare poi ad un capolavoro novecentesco, la Suite for harp op. 83 di Benjamin Britten, composta nel 1969 per l’arpista gallese Osian Ellis. Questo brano rappresenta un punto di snodo fondamentale nell’evoluzione del linguaggio arpistico, perché Britten non asseconda affatto la tentazioni alle sempre ammirevoli e gratificanti cascate d’arpeggi, di cui appunto l’arpa è maestra indiscussa, ma utilizza i contrasti fra brevi glissando e singole note pure, con ambizioni di durata, e ancor più fra note acutissime ed eteree e bassi profondamente vibranti, oppure richiede suoni strappati, quasi percussivi.

Un’arpa che non t’aspetti, e che continua ad affascinare le platee anche quando contraddice la sua natura.

Sign Up Today

Sign Up Today

Copyright © 2020 | Associazione Venezze IT80005290293